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La Germania sorprende ancora, l'Europa tentenna
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Scritto da Giulio Curatella   
Martedì 08 Giugno 2010 19:09
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E’ arrivato l’accordo tra Eurogruppo, Fmi e Commissione europea volto al consolidamento dei conti pubblici, in  particolare debiti e avanzi primari nonché il varo delle riforme strutturali ed il via libera alla nuova architettura finanziaria globale, anche alla luce delle ultime indicazioni del G-20.

L’intesa prevede la creazione del nuovo Fondo anti-crisi e salva-Stati dell'area euro per un totale di 500 miliardi, cui vanno aggiunti i 250 dell'Fmi.

La trattativa è stata condotta principalmente da Germania, Italia e Francia.

Via libera, infine, all'ingresso dell'Estonia nell'euro: a partire dal 1° gennaio prossimo diventerà il 17esimo membro della moneta unica.

Certo il numero non porta bene visti, peraltro, i tempi che corrono, probabilmente presto anche loro si renderanno conto del vicolo cieco in cui si stanno lanciando e non mi sorprenderebbe se gli ultimi ad entrare nell’Euro fossero i primi ad uscirne.

Aldilà dell’ironia, la situazione resta molto delicata, si era capito fin dal principio che il Fondo di stabilizzazione dell'euro non avrebbe avuto un parto facile. I ministri dell'Eurogruppo in teoria ieri avrebbero dovuto limitarsi a dare la benedizione all'accordo messo a punto nel week-end dai "tecnici".  Invece come sempre sono nati problemi.

Oggetto del contendere la questione certo non secondaria della gestione del Fondo.

Si chiamerà Efsf, l'ennesima sigla per indicare il meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (European Financial Stability Facility) che avrà sede in Lussemburgo e farà capo a una società di diritto lussemburghese con personalità giuridica autonoma, un consiglio di amministrazione, un ad e un presidente.

Su questo problema delle nomine, quindi, sono sorti i principali problemi.

In questo clima di grande debolezza ed incertezza degli stati e degli organismi europei che dovrebbero trainare il vecchio continente fuori dalla crisi, la Germina ancora una volta sbaraglia tutti con una mossa a sorpresa varando una manovra di tagli per 80 miliardi.

Nel frattempo la Francia scopre di essere la prossima preda degli speculatori.

E se Parigi trema, Roma certo non ride.

Angela Merkel ha trasformato in "fatti" ciò che predica da settimane, il rigore in tempo di crisi. Una mossa da più di 80 miliardi di tagli che la Germania farà fino al 2014, molti più di quelli previsti: la maggiore manovra effettuata nel dopoguerra, con un forte taglio allo stato sociale. Si tratta di uno schiaffo al resto d'Europa: «Un buon esempio» di disciplina fiscale, ha detto il capo del governo tedesco.

«Un atto di forza», ha aggiunto. In realtà, anche una sfida per molte altre capitali della Ue, invitate a fare lo stesso, cioè a rientrare nei parametri di Maastricht in fretta e poi a essere più ambiziose e azzerare i deficit.

In questo passaggio di crisi delle finanze statali, la manovra tedesca sbatte i pugni sul tavolo e vuole stabilire lo standard per il resto del Vecchio Continente. La Germania alza il tiro e mette in off-side i governi che non si sono ancora mossi allo stesso livello e con pari forza.

Un incontro che doveva tenersi ieri sera a Berlino tra la signora Merkel e il presidente francese Sarkozy è stato improvvisamente rinviato: la portata della manovra tedesca avrebbe sorpreso Parigi e non sarebbe condivisa dal governo francese, più propenso a puntare sulla crescita che sui risparmi. Una differenza di opinioni fondamentale che vede la Germania muoversi su una traiettoria diversa da quella preferita da Parigi, da altre capitali europee e dagli Stati Uniti che vorrebbero l'economia tedesca più impegnata in ruolo da locomotiva e meno rigida sui deficit.

La mossa tedesca punta a mettere in difficoltà non solo gli altri paesi europei ma anche gli Stati Uniti. Anziché puntare sulla crescita si punta sul rigore dei conti pubblici. E la Germania è l’unica a potersi permettere questa mossa.

Lo scopo è chiaro: imporre la propria leadership in Europa e mettere alle corde chi non riesce e tenere il passo non concedendo nulla agli altri stati che considera suoi concorrenti.

La Germina si conferma la vera "padrona" d’Europa e sfida tutto l’occidente.

L’Inghilterra accetta la sfida (al momento solo a parole) e prova a tenere il passo.

Così mentre la Merkel annuncia: «Sono tempi duri e dobbiamo dare il buon esempio», le fa eco il premier britannico, David Cameron. «Il nostro deficit è peggiore di quello che pensavamo. Quello che faremo cambierà le vite di tutti noi».

A questo punto, il dubbio che mi sorge è il seguente:

il capitalismo sfrenato e senza regole ci ha portato a questa crisi.

La globalizzazione ha fallito.

Abbiamo consentito alla Cina di competere con le nostre aziende senza rispettare le regole ed i diritti sociali e civili in vigore nei nostri paesi. Oggi che la Cina ci ha messo in ginocchio temo che per far fronte a cotanta potenza commerciale, economica ed industriale si vogliano rendere i nostri salari ed il nostro tenore di vita simili a quelli cinesi.

Spero di sbagliarmi.