Sono venute alla luce le scorrettezze le furberie, i calcoli inconfessati che hanno presieduto alla nascita dell’euro.
L’Europa non era pronta alla moneta unica e la stessa non ha garantito le promesse che ne rappresentavano i presupposti. Ovviamente ora i nodi vengono al pettine e puniscono questi Stati che si sono dati una moneta forte e inflessibile non per stare insieme, ma per giocare uno contro l’altro, dietro le quinte.
Entrare nell’Euro non è stata una scelta per l’Italia ma un’imposizione, ci hanno costretti ad entrare anche se ci è stata dipinta come una manna dal cielo.
Chi ci ha costretti? Perché?
Le risposte sono molteplici: il sistema finanziario, i burocrati, i tecnocrati ed infine Lei la vera padrona dell’Euro:
Perché
Ovvio: per non lasciare al suo primo concorrente industriale in Europa una moneta svalutabile, che ci avrebbe resi competitori troppo forti. Con l’euro, ci costringeva a competere con una moneta «forte» verso l’estero, e «debole» (con scarso potere d’acquisto) all’interno.
L’economia italiana ha sempre giocato sulla svalutazione per reggere un sistema economico di piccole imprese che hanno sempre lavorato sull’esportazione in concorrenza proprio con
I tedeschi come hanno potuto nonostante la sconfitta nella seconda guerra mondiale, il muro di Berlino ed il comunismo nell’est, tornare a diventare i padroni dell’Europa, i più grandi esportatori mondiali dopo
Grazie all’euro e ad una politica di dumping sociale. Tenendoci tutti nell’euro,
Vediamo ora la situazione dell’ultima della classe per cercare conferma a queste parole. Perchè
Molte ragioni stanno alla base della crisi greca: la corruzione, l’evasione, ecc.
Ma il vero problema è uno: la sopravvalutazione dell’euro rende poco conveniente il turismo in Grecia (unico motore di tale economia) e il paese si trova oggi davanti a concorrenti in questo campo che godono di una moneta debole: Tunisia, Turchia, Egitto, Giordania.
La politica di dumping del lavoro messa in atto dalla Germania ha aggravato la bilancia commerciale greca, aprendola ancor più alle merci tedesche. Dal 2005, lo sbilancio s’è brutalmente aggravato, toccando il 14% del PIL.
Il piano di austerità estrema imposto dalla Germania alla lunga porterà ad ulteriore aumento della recessione, dunque a un calo del PIL e di conseguenza ad un calo degli introiti fiscali. In questo modo, il deficit si perpetuerà; i greci non potranno servire il debito; i tedeschi imporranno ancora più austerità, e dunque un altro calo delle entrate tributarie... fino all’insolvenza.
Il gioco della Germania è questo: concorrenza sleale agli altri paesi della zona euro, drenare risorse ai propri competitor interni.
L’alternativa è sempre la stessa: consentire alla Grecia un’uscita dall’euro e una svalutazione, con l’annullamento di una parte del suo debito. Poi, un aiuto potrebbe effettivamente aiutare
L’Euro impedisce la svalutazione. Così, ci siamo tutti privati di un normale strumento di finanza pubblica, essenziale nel governo.
A chi giova dunque tutto questo? A salvare l’euro. Salvare dogmaticamente la moneta unica e il dogma che l’ha creata.
Ma l’euro è già fallito. Il fatto stesso che i titoli di Stato, nella medesima moneta euro, si vendano a tassi d’interesse sempre più divergenti, indica che il dogma è fallito.
La vera crisi è nelle menti di «dirigenti» autonominatisi, che non accettano di valutare la crisi al di fuori delle componenti dei sistemi che causano la crisi. I tecnocrati, i burocrati e chi comanda veramente in Europa vuol salvare l’euro a qualsiasi costo per salvare se stessi e le proprie poltrone. Parliamo di un’elite, di una classe dirigente, di una casta di non eletti che senza l’euro tornerebbe ad essere ciò che realmente è: il nulla più totale.
Quella attuale prima di essere la crisi dell’Euro è la crisi di una classe dirigente inadeguata.
L’euro fin dalla sua nascita non ha mantenuto nessuna delle promesse fatte.
Con l’adozione dell’euro la crescita nell’eurozona è diventata la più debole del mondo, e l’eurozona ha cominciato a fermarsi. Gli Stati Uniti, che sono il fattore scatenante della crisi, hanno avuto nel 2009 una riduzione del PIL del 2,4%, l’Europa del 4%.
Prima della crisi crescevamo meno del resto del mondo, oggi abbiamo una recessione maggiore.
Uscire dall’Euro sarebbe meno costoso dei 700 miliardi che ci costerà rimanerci.
A tale somma infatti bisogna aggiungere i tagli alle pensioni, i congelamenti degli stipendi e l’aumento delle tasse.
Certo, con il ritorno alla lira, dovremmo pagare i debiti contratti che sono in euro: ma a quel punto, l’euro non esisterebbe più e dunque i creditori sarebbero ben lieti di accontentarsi delle lire.
Non ci faranno più credito, non compreranno i nostri BOT e BTP? Non credo, con la svalutazione la ripresa sarebbe immediata e le banche farebbero la fila per prestarci nuovamente denaro. Non potrebbero farne a meno, basta vedere cosa è accaduto in Argentina.
Gli USA svalutano, inondando di dollari il mondo e i loro creditori. I cinesi svalutano. Solo noi europei non svalutiamo. Perché?
Come risposta alla crisi ci viene richiesta austerità: tagli allo stato sociale, tagli alla sanità, tagli alle pensioni, tagli agli stipendi ed aumenti della tasse. Si può uscire da una crisi in questo modo o la crisi è destinata ad aggravarsi?

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